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| Degne di nota La notizia in tempo reale....... o quasi |
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Data Registrazione: 19-05-05
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Nel giro di pochi mesi si potrà trovare in commercio il mais da polenta prodotto nel mandamento di Tirano, come pure sono già in vendita da tempo anche le patate valtellinesi.
Due prodotti “umili” che fanno parte della tradizione agricola, da abbinare ai prodotti “classici” come mela e uva e alle colture innovative, come piccoli frutti, ulivo e zafferano che da qualche anno a questa parte stanno caratterizzando i pendii di Valtellina e che rappresentano uno sbocco futuro a livello imprenditoriale come integrazione del reddito. E’ questa l’ultima novità della fondazione Fojanini che, in collaborazione con la Comunità montana di Tirano, sta lavorando alla sperimentazione di diverse varietà di patata e di mais da polenta per farle diventare colture alternative e remunerative per il contadino. «Sia il mais sia le patate sono due coltivazione mai completamente abbandonate e che si prestano al nostro territorio – spiega Ivano Fojanini -. La polenta è ancora un piatto amato, per cui il consumo di farina interno alla Valtellina c’è. Inoltre chi prova la farina derivante dalla coltivazione rurale trova differenza rispetto alle farine commercializzate. Viste le premesse, abbiamo impiantato campi di sperimentazione a Tovo per provare varietà diverse: quelle coltivate anticamente da noi, quelle nelle valli bergamasche e quelle attualmente coltivate nelle ditte di sementi. L’anno scorso abbiamo messo a dimora venti varietà, la cui granella è stata macinata al mulino Osmetti. L’idea è quella di puntare su una varietà tradizionale e recuperare qualche tipologia di mais da proporre al territorio». Il primo passo è stato compiuto da alcuni coltivatori del Tiranese che, quest’anno, hanno coltivato cinque ettari di terreno a mais da polenta e che si appresta ad essere trasformato in farina. Altra coltura mai completamente abbandonata e che potrebbe divenire una nicchia di guadagno per i contadini è quella della patata. Una volta ogni famiglia aveva il suo campo, oggi un po’ meno, ma ultimamente gli agricoltori che hanno a disposizione un terreno lo coltivano a patate, anche perché la patata è un prodotto che si vende facilmente e porta un discreto introito. L’acquirente preferisce comprare patate nostrane, che hanno un gusto e un sapore diverso, piuttosto che le patate della grande distribuzione, anche se il costo è diverso. Le patate all’ingrosso costano 40 centesimi al kg, le patate al dettaglio 80 centesimi al kg. «La Valtellina non ha mai avuto un grosso sviluppo di questo settore, per cui anche la coltivazione era legata a due varietà e ad una metodologia manuale –prosegue Fojanini -. Solo da alcuni anni gli agricoltori hanno acquistato piantapatate meccanici e raccoglitrici automatiche. Questo trend ci ha portato ad approfondire il discorso, per capire quali patate possano avere caratteristiche adatte all’ambiente montano. La Fojanini ha sperimentato varietà diverse, come la patata a pasta blu, mentre attualmente si sta concentrando su varietà emergenti che si caratterizzano per abbondanza di produzione e tempi lunghi di dormienza, evitando così il germoglio delle patate in inverno». Il mais «Siccome in Valtellina non viene coltivato il mais da polenta, ma solo quello da foraggio che viene dato alle bestie, perché non produrlo allora?». Si è dato subito una risposta Fabio Tramacchi di Lovero, giovane contadino a tempo pieno, che ha deciso di affiancare alle coltivazioni tradizionali quella del mais. «Ho iniziato l’anno passato coltivando un piccolo campo a mais da polenta, da cui era venuta una buona farina – racconta -. Questo mi ha stimolato ad ampliare la coltivazione e così quest’anno ho messo a dimora 5 ettari di mais da polenta che raccoglierò fra una settimana». Una sperimentazione che Tramacchi condivide con altri due amici e che sembra avere buone prospettive di sviluppo futuro. «Attualmente coltivo 7 ettari a mele, 6mila metri a mirtillo e 5 ettari a mais – prosegue -. Per quanto riguarda il mais, non uso trattamenti e lo farò macinare a pietra lasciando la farina grezza per non togliere gli oli essenziali e mantenere un sapore particolare. Credo che saranno prodotti 200 quintali di farina che venderò quest’inverno. Spero che sia un prodotto di eccellenza che mi piacerebbe “inserire” nei prodotti tipici, poiché per produrlo ha usato una vecchia varietà locale di mais, che era tipica di Chiavenna». E aggiunge: «Lavorare la terra è sempre faticoso. Nel caso del mais il lavoro è nella norma per la coltivazione, mentre diventa impegnativa la raccolta che dovrà essere fatta a mano. Ogni pannocchia verrà spannocchiata. Servirà tanta manodopera. Poi bisognerà stabilizzare la granella a 23 gradi di umidità, in modo tale che non ci siano attacchi di muffe e man mano che ci sarà la vendita verrà fatta la macinatura per non perdere la fragranza». La patata Gianbattista e Gabriele Pruneri sono padre e figlio. Per Gianbattista la terra è un hobby («coltivo mele, mirtilli, ciliegi, cavolfiori e patate), per Gabriele è diventato un lavoro. Gabriele, 33 anni, ha lasciato il lavoro in fabbrica per dedicarsi alla terra. Alle mele principalmente, ma come integrazione del reddito famigliare anche alle patate. «Abbiamo un ettaro e mezzo coltivato a patate – spiega Gianbattista -. Devo dire che ho sempre coltivato patate per me e i parenti, poi qualche tempo fa su suggerimento della fondazione Fojanini abbiamo cominciato a sperimentare diverse qualità di patata, anche otto da cui sono state selezionate le tre migliori qualità su abbiamo deciso di puntare. Questa sperimentazione mi ha molto intrigato, devo ammettere». La famiglia Pruneri ha così optato per la patata “bianca idea”, molto bianca, di grana fine, adatta per gli gnocchi, poi per la “sifra” ottima per il purée ed, infine, per la patata “Laura” rossa di buccia, gialla di polpa, adatta per friggere le patatine fritte o per insalate. «La Valtellina è tradizionalmente terra di patate bianche – aggiunge -. Queste due qualità che abbiamo selezionato ben si prestano e poi sono facili da pelare a mano o a macchina, come richiedono negli alberghi e ristoranti». Complessivamente i Pruneri producono 220 quintali che vengono commercializzati tramite privati e alcuni negozi nel Tiranese. Meccanizzate sia la semina che la raccolta, visto che non si può pensare di lavorare manualmente una tale quantità, ma un occhio di riguardo viene dato affinché il prodotto sia genuino e sano, oltre che gustoso. |
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